Partnership professionali
Le voci dei professionisti che mi accompagnano.
Un lavoro di confine richiede ruoli chiari.
Il mio lavoro non entra nel campo clinico, medico o psicoterapeutico. Si colloca nella fase in cui la persona deve tradurre ciò che ha attraversato nella vita quotidiana, nelle decisioni, nel lavoro, nella famiglia e nella comunicazione con chi la segue.
Se sei oncologo o oncologa.
Il mio lavoro comincia dove finisce il tuo: dopo la fine delle cure attive, nei mesi e negli anni di follow-up.
Non intervengo sulla terapia e non la commento. Lavoro sulla comunicazione, sull’aderenza ai percorsi indicati e sulle decisioni quotidiane che la persona deve affrontare fuori dal tuo studio.
La relazione che ho con chi accompagno è orizzontale, non verticale come la tua. Per questo emergono spesso domande che la persona non ti porta, non perché non le servano risposte, ma perché teme di occupare il tuo tempo con qualcosa che le sembra fuori posto.
Quando succede, il mio compito è aiutarla a formulare quella domanda e a portarla a te. Non a risponderle io.
Se durante un percorso emerge qualcosa di clinicamente rilevante, indirizzo sempre verso l’équipe medica. Non gestisco né filtro nulla in autonomia: il mio ruolo si ferma dove inizia il tuo.
Se sei medico o medica di base.
Tu raccogli quello che arriva dopo: il rientro lungo, i sintomi che la persona non sa più descrivere con precisione, la fatica di seguire terapie che proseguono per anni dopo la fine delle cure oncologiche.
Spesso sei il primo punto di contatto quando qualcuno dice “non sto bene” senza saper dire perché.
Il mio lavoro affianca il tuo su un piano specifico: aiuto la persona a tradurre quel disagio diffuso in informazioni utili, come cosa è cambiato, da quando e in quale contesto, prima che arrivi al tuo studio.
Lavoro anche sulla costruzione dell’aderenza quotidiana ai trattamenti di lungo corso, sempre nel rispetto delle indicazioni cliniche ricevute.
Non sostituisco la valutazione clinica: la preparo.
Se sei psicoterapeuta o psico-oncologo/a.
Il confine tra il mio lavoro e il tuo è netto, e lo dichiaro fin dal primo incontro con chi accompagno: non faccio psicoterapia, non elaboro trauma, non sostituisco un percorso clinico.
Lavoro sul piano operativo: rientro al lavoro, decisioni concrete, riorganizzazione del ruolo dopo le cure. Uso una metodologia strutturata che non interpreta il vissuto emotivo, ma lo accompagna verso un’azione.
Quando durante un percorso emerge materiale clinico o traumatico, indirizzo sempre verso una collega psicoterapeuta o psico-oncologa.
Allo stesso modo, se nel tuo lavoro emerge la necessità di un supporto pratico e organizzativo che esula dal tuo intervento, sono un riferimento a cui puoi indirizzare la persona.
La collaborazione funziona in entrambe le direzioni.
Validazioni e collaborazioni professionali.
Questa sezione raccoglierà nel tempo le dichiarazioni di professionisti del percorso oncologico che conoscono il mio lavoro e ne riconoscono il valore nella fase post-cura.
Ogni dichiarazione verrà pubblicata solo con autorizzazione scritta.
Il senso di questa pagina non è sovrapporre ruoli, ma renderli più chiari. Il mio lavoro può essere utile proprio perché resta fuori dal campo clinico e si occupa di ciò che spesso accade dopo: comunicazione, orientamento, decisioni, lavoro, famiglia e vita quotidiana.
Se sei un professionista del percorso oncologico, possiamo parlarne.
Puoi scrivermi per conoscere meglio il mio metodo, valutare una collaborazione o capire in quali situazioni il mio lavoro può affiancare il tuo senza sovrapporsi.
